Annunci

                 FESTA DEL VINO 2010

               vi aspettiamo tutti

                    dal 27 al 29 agosto! Smile

 

Annunci

           FESTA DEL VINO 2010

        Programma "Piccole Vigne"

          Programma "Festa del Vino"

 
Home arrow Le cantine tufacee
Le cantine tufacee

Le cantine tufacee, così come si presentano oggi, rappresentano la sintesi di vicende storiche e antropologiche di una piccola comunità che, almeno negli ultimi quattro secoli, ha fatto dell’uva e del vino essenza di vita. Benché la coltivazione della vite e la produzione di vino fossero già presenti e documentati in epoca sannitica e romana (come testimoniano i resti in località Gruttole), tuttavia essi erano limitati ad un uso prettamente familiare. Solo nel corso del secolo XVII la produzione di vino assunse livelli tali da consentire una commercializzazione, anche se limitata.

Ed è proprio in quel periodo che iniziarono a "sorgere" le prime cantine tufacee. In realtà le cantine furono ricavate verosimilmente a seguito i scavi per l’estrazione del tufo grigio necessario alla costruzione di edifici al di fuori del perimetro del primitivo centro storico. Questo passaggio “epocale” del borgo è ben documentato dall’Apprezzo Feudale el 1638 che consente una “fotografia” del tempo (nomi e cognomi delle famiglie, tipologia abitativa, tipologia delle coltivazioni…).

Image 

Ma ciò che caratterizza le cantine tufacee di Castelvenere è la tipologia e soprattutto la localizzazione. Esse, infatti, sorsero lungo il decorso del vecchio fossato (provvisto all’epoca di ponte levatoio) che circondava il nucleo abitativo. Poi, quando il fossato (alimentato dalle acque superficiali) perse, di fatto, la sua funzione “difensiva”, fu adibito a via di transito. Anzi, nei decenni successivi ne fu alzato addirittura il livello, utilizzando materiali di risulta o gli scarti delle stesse cave di tufo. Questa è la ragione per la quale, attualmente, le ritroviamo allineate lungo un percorso ben definito. Ben altra cosa sono le numerosissime cantine ubicate al di sotto delle abitazioni del centro storico. 

Le cantine di ‘via del Fossato’, negli anni successivi, e fino alla metà del Settecento, si moltiplicarono (attualmente se ne contano una trentina) e, mentre all’inizio avevano funzione di deposito, di rifugio (alcune grotte avevano doppio ingresso) e in qualche caso di ricovero per animali, negli ultimi anni del XIX secolo e fino alla metà di quello successivo esse furono utilizzate solo come cantine. Tra l’altro, l’utilizzo delle grotte per la vinificazione fu conseguenza dell’orientamento produttivo
del territorio. Infatti, furono abbandonate progressivamente le colture di grano, foraggio, frutta e ortaggi e vennero impiantati vigneti e uliveti. Ma anche la tipologia delle cantine presenta caratteri tipici, pur essendo eterogenee.

Image

Anzitutto le grotte non hanno quasi mai forma regolare: ciò è dovuto al fatto che si scavava seguendo le venature più compatte del tufo. Alcune hanno forma circolare, con soffitto tagliato a volta per problemi di staticità. Quasi mai è riscontrabile la forma quadrata. Ma, e questa è una vera particolarità, qualche cantina (in particolare quella che ospita il piccolo museo) per pura casualità è costituita da una parte “sacra” e una “profana”. Infatti, durante lo scavo, si finì nelle cripte di un antico tempio che sorgeva nella parte sovrastante. Pertanto, ripulito e bonificato, tutto il sito fu utilizzato come cantina.

Altra caratteristica è legata alla fase di lavorazione delle uve. Data la difficoltà di accesso ad alcune cantine, infatti, si pensò bene di praticare dei fori sulle strade sovrastanti, dalle quali veniva fatta confluire in cantina l’uva macinata. Dunque, l’intero “quartiere” diventò cantina, con la prima lavorazione all’esterno, successiva lavorazione e conservazione in cantina.

Altre caratteristiche:

  • Uniformità di temperatura e di umidità durante tutto l’anno;
  • Presenza di pozzi scavati in cantina con un “occhio” sul livello stradale per attingere acqua per la cantina e per l’abitazione;
  • Costruzione direttamente in cantina delle botti di capacità fino a 30 ettolitri;
  • Presenza di varie tipologie di torchi (a leva, a vite di legno, di ghisa con gabbia di legno, fino alle più recenti presse;
  • Cantine di proprietà di più famiglie ma “confluenti”, con lavorazione e vendita in comune (esempio primordiale di cooperativismo);
  • Tutti i vasi vinari sono di legno (castagno locale).

E’ in questi luoghi che fino ad un quarantennio addietro si è svolto il mercato del vino castelvenerese. Un mercato che fino agli anni Cinquanta era costituito per circa il 70% da vino rosso. Dal 1960, con l’apertura del mercato extranapoletano inizia la produzione prevalente di vino bianco.